Spesso mi capita che alcuni Direttori di Conservatorio mi chiedano: quale sarà il futuro per la musica? oppure: quali saranno le nuove attività musicali in grado di rispondere alle necessità dei nuovi bisogni, in grado di sopperire alle perdite produttive di quelle attività artistiche superate?

Premetto che non sono un sociologo e nemmeno un antropologo, capace di immaginare il comportamento umano nel prossimo futuro. E’ altrettanto vero, che non potrei occuparmi di “Career Coaching”, se non fossi capace di decifrare ed esaminare i nuovi scenari o i luoghi più oscuri della realtà musicale e se non fossi in grado di insegnare ad immaginare le applicazioni future sui mercati.

Purtroppo, lo spazio dei post di FB non è sufficiente per rispondere a queste interessanti domande, che richiedono risposte analitiche lunghe e approfondite. Pertanto, invito chi interessato, a partecipare a qualcuno dei miei seminari, dove possiamo discuterne fino a tarda notte.

Questa mattina invece, riflettevo su questa cosa: l’epoca che stiamo vivendo potrebbe essere considerata un secondo Rinascimento , perché anche oggi come nel primo Rinascimento, viviamo una continua sfida tra la fioritura del genio e la fioritura del rischio.

Se ci pensiamo bene, ci accorgiamo che la tecnologia sta avanzando molto velocemente e non sappiamo in quale direzione ci porterà. In particolare, non conosciamo gli effetti che avranno sul nostro corpo, tra le altre cose, l’uso continuo degli schermi dei dispositivi elettronici con i quali ormai conviviamo e con tutto l’inquinamento acustico, cui siamo sottoposti ogni giorno.

Oltre a tutto questo, viviamo molto spesso ignari che il nostro sistema nervoso soffre di eccessive stimolazioni. Un effetto sensoriale prodotto dal sovraccarico di attività quotidiane, a cui dobbiamo aggiungerci lo stress e l’ansia causato da tutto ciò.

Non tutti i musicisti sanno ad esempio, che parecchie soluzioni ad alcuni problemi con cui viviamo quotidianamente, passano attraverso la musicoterapia. La ricerca recente sta vedendo una grande crescita nell’applicazione terapeutica della musica. Alcuni vantaggi risiedono nell’approccio agli stimoli individuali come modo per costruire un’identità personale, il che implica una consapevolezza affettiva ed emotiva, in grado di aumentare la fiducia, l’autostima, il comportamento o l’attenzione.

Questo nuovo scenario, ha attirato l’attenzione di molti musicisti che hanno già iniziato a pensare al proprio domani. Professionisti della salute e programmatori uniscono le forze con i musicisti per cercare di anticipare ciò che verrà.
Inutile dire che non sono gli unici a dirigere il futuro della musica, ma sono tra i più significativi.

Inevitabilmente il futuro musicale passa attraverso la convergenza tra le arti e le scienze. La tecnologia svolgerà anche un ruolo chiave negli eventi che saranno sulla bocca di tutti in pochi anni. Il vero segreto sta nell’unire le forze per crescere!

Buon fine settimana a tutti da Maurizio Camarda
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